Scontri tra Forze dell’Ordine e Manifestanti. Tu da che parte stai?


Parlando con amiche e amici, in questi giorni, inevitabilmente arriva la domanda: “ma tu che ne pensi degli scontri tra Forze dell’Ordine e manifestanti?”. Domanda scontata, certo. Ma ancora più scontato sembra essere che dalla risposta non può che risultare una netta presa di posizione per l’una o l’altra parte. Così, se non ci butta nella mischia, si viene – di volta in volta, dipende dall’interlocutore – etichettati come fascisti o come anarchici.

Premesso che essere definito anarchico né mi turba né mi offende, devo dire che in quelle piazze di anarchici non credo di averne visti. Gli anarchici si battono per il superamento dello Stato e per la conquista di nuove libertà; gli studenti e i lavoratori in piazza chiedevano, al contrario, più Stato e – di conseguenza – meno libertà. Dall’altra parte della barricata le Forze dell’Ordine, ma non credo sia importante l’orientamento politico degli individui che ne fanno parte, fondamentale è invece evidenziarne la completa deresponsabilizzazione rispetto alle azioni che compiono. Non a caso Mauro Guaetta, segretario generale provinciale del Sindacato Italiano Unitario Lavoratori Polizia, il 19 novembre a L’Infedele, parlando degli scontri avvenuti nelle principali piazze italiane il 14 novembre, ha spiegato che «io posso avere posizioni vicine a Grillo, ma non si può chiedere ai poliziotti di venir meno a ciò che hanno giurato di fare». Devono eseguire gli ordini, indipendentemente dalla natura degli ordini stessi, e a pensarci bene – nei sistemi fondati sul monopolio della forza e della violenza – non potrebbe non essere così, se così non fosse le Forze Armate potrebbero arbitrariamente prendere il potere in qualsiasi momento – come se non fosse mai successo, ma parlare di polizie ed eserciti privati continua ad essere una bestemmia!

Insomma, in un’orgia di sincero patriottismo e becera convenienza (il posto fisso, quale che sia, è sempre il posto fisso) – per giuramento e per contratto – non sono né tenuti a, né pagati per…PENSARE, anzi devono fare il contrario – e lo fanno benissimo! Storie già sentite, no? Ma dubito che abbiano mai letto Hannah Arendt.
Se incondizionato è il mio rispetto per gli individui in quanto tali, indipendentemente dalle scelte che mettono in campo, altrettanto incondizionato è il mio disprezzo per la scelta, in quanto tale, di divenire servi di un’istituzione, indipendentemente da quale sia l’istituzione in questione e da quali siano gli ordini che emana.

Eppure Forze dell’Ordine e manifestanti hanno qualcosa in comune, e non è certo quello che dice Grillo; quello che li accomuna è piuttosto un’ingenua e sincera stupidità, che si concretizza nel sistematico ricorso alla violenza.
Le motivazioni sono molte e sono ormai note, chi per convinzione, chi per lavoro, chi perché “il potere ci opprime”, chi – al contrario – perché “gli anarchici vogliono destabilizzare le Istituzioni”, chi perché “io eseguo gli ordini”, chi perché “ci stanno rubbbando il futuro”, chi perché “è colpa della globalizzazione”, tutti indistintamente – da una parte e dall’altra – hanno sempre buoni motivi per spaccare la testa a qualcuno.

Certo, le giustificazioni dei membri delle Forze dell’Ordine – in quanto tutori della Legge – potrebbero suonare più fastidiose di quelle dei manifestanti – spesso liquidati come semplici vandali –, se non fosse che tecnicamente queste persone non rappresentano più alcuna istituzione legale. Difendono uno Stato – la Repubblica Italiana – che sistematicamente, dalla sua nascita in poi, ha violato non solo la legalità internazionale, ma addirittura le leggi che si è dato, dalla Costituzione, passando per le leggi che riguardano momenti fondamentali della vita democratica – processo elettorale, sistema giustizia, informazione – fino ai semplici regolamenti comunali. Uno stato senza alcuna legittimazione, uno Stato fuori legge rispetto alla sua propria legalità e a quella internazionale, non può che avere al soldo mercenari che lo proteggono, e non tutori della Legge.

E dall’altra parte, che dire dei manifestanti? Chiedono “più Stato” – in economia, nel lavoro, nell’istruzione e nella vita di tutti i giorni. Non sono molto diversi da chi sta dall’altra parte della barricata, anzi, probabilmente molti di loro entrerebbero volentieri nelle fila dell’esercito o della polizia, perché in fondo che differenza c’è tra un professore che segue alla lettera il programma didattico e una “guardia” che esegue alle lettera gli ordini del superiore? Entrambi sono irresponsabili rispetto al contenuto che trasmettono – l’uno attraverso il libro, l’altro con il manganello. Insomma, manifestanti e Forze dell’Ordine sono più simili di quello che sembra.

Uno Stato non è un’entità concreta, è (dovrebbe essere) una finzione funzionale alla convivenza civile degli individui. E’ evidente che dal momento in cui uno Stato si trovi nella condizione di non rispettare le leggi che si è dato, automaticamente perde qualsiasi legittimazione rispetto alle cittadine e ai cittadini che lo costituiscono. In poche parole, uno Stato diventato fuori legge, cessa di esistere. Se non si sprofonda immediatamente nell’anarchia – e non è detto che sarebbe necessariamente un male – è perché sopravvive la struttura, il corpo (i corpi) in cui s’è incarnata la finzione. Allo stato sopravvivono, senza legittimazione alcuna, le Istituzioni con il loro apparato burocratico e armato.

A questo punto è evidente che le Istituzioni tendono a farsi sempre più esigenti – l’oppressione fiscale è il primo sintomo –, invadenti e repressive, al fine di garantire il galleggiamento del corpo senz’anima (legalità) che loro stesse sono. Formalmente non detengono più nemmeno il monopolio della violenza e sta alla responsabilità e alla coscienza delle singole persone l’astenersi dal compiere azioni violente – ricordando che la nonviolenza, attraverso la disobbedienza civile in tutte le sue forme, è l’unica via per far implodere nelle sue mille contraddizioni l’Istituzione degenerata e sperare di riformarla o, meglio, di rifondarla. Al contrario, l’azione violenta altro non fa che quasi-legittimare la brigantesca fazione “Istituzionale-Governativa” che pretende di rappresentare uno Stato che non esiste più.

Quindi cosa potrei rispondere alla domanda “cosa ne pensi degli scontri?”
Forse mi riesce più facile descrivere quello che vedo, ovvero nulla più che due fazioni contrapposte di violenti picchiatori. Milizie Istituzionali-Governative da una parte, ribelli dall’altra; uno scontro tra bande rivali che hanno una sola cosa in comune: l’odio per la LIBERTÀ. Perché? Beh, il motivo è semplice, hanno paura dell’altra faccia della medaglia: la RESPONSABILITÀ.

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