Senza sperimentazione animale, per i malati (di oggi, di domani e dopodomani) non cambierebbe nulla


Ieri – ascoltando i lavori del X° Congresso dell’Associazione Luca Coscioni, in particolare gli interventi di alcuni professori e ricercatorimi sono convinto di una cosa, non ho più dubbi: se la sperimentazione animale domani venisse abolita, per i “malati” non cambierebbe assolutamente nulla. Prima, effettivamente, qualche riserva – qualche scrupolo dovuto probabilmente al ricatto morale “niente sperimentazione animale = niente cure” – la avevo. Ora non più. Non vi spiegherò qui perché siano state proprio le loro parole a convincermi dell’inutilità della sperimentazione animale per la salute umana, ascoltate i lavori del congresso e fatevi un’idea – ne vale la pena e lo dico senza sarcasmo: le campagne dell’Associazione Luca Coscioni sono nel 99% dei casi battaglie d’avanguardia, battaglie di progresso e libertà.

Gli “scienziati”, contrariamente a quello che sembrerebbe naturale pensare, sono nella maggior parte dei casi conservatori, non puntano a raggiungere nuove frontiere per la ricerca scientifica – e quindi per il benessere e la salute di tutte e tutti gli esseri senzienti –, svolgono il loro compitino, sperimentano e pubblicano ricerche che solo in bassissima percentuale portano effettivamente a nuove cure.

Se domani, come dicevo, si abolisse totalmente la ricerca che sfrutta gli animali, per i malati di oggi, di domani, di dopodomani, non cambierebbe assolutamente nulla. E per quelli futuri? Beh, per quanto riguarda quelli futuri, abbiamo ragione di credere che potrebbero beneficiare delle scoperte della ricerca senza animali. Com’è che si dice? “La necessità aguzza l’ingegno” – sarebbe più semplice sperimentare su esseri umani, ma visto che non è eticamente accettabile, s’è pensato di sperimentare su animali non umani; bene, se da domani non fosse più eticamente accettabile torturare animali non umani, le menti eccelse si applicherebbero per scoprire nuovi metodi utili a produrre i risultati desiderati.

mouseMi direte che abbandonare di netto la sperimentazione animale significa buttare nella spazzatura anni e anni di ricerche, buttare tempo-soldi-lavoro, magari a un passo dal raggiungimento dell’obiettivo. Bene, potrei darvi ragione, potremmo abolire l’utilizzo di animali per tutte le nuove ricerche e magari per le ricerche ancora ben distanti dal produrre un risultato, in modo che i malati di oggi, domani e dopodomani non si sentano presi in giro. Come prima: per i malati del futuro sarà invece naturale – come è per noi naturale oggi che, anche se sarebbe effettivamente utile, non si sperimenta sugli orfani – partire dal presupposto che le nuove cure arriveranno e saranno il prodotto di una ricerca che non sperimenta su animali non umani.

«Chi è contro la sperimentazione animale, dovrebbe smettere di assumere medicinali, di curarsi e di andare in ospedale» – questa è l’argomentazione che, con arroganza, viene sbandierata dai sostenitori della sperimentazione animale, con l’intenzione di mettere in difficoltà gli abolizionisti. Anche il prof. Silvio Garattini, strenuo difensore della sperimentazione animale, proprio qualche giorno fa, rispondendo alle critiche di alcuni attivisti antivivisezionisti, con il sorriso di chi ha scoperto – questa volta sì! – l’acqua calda, ha ripetuto questo mantra. La banalità dell’argomentazione è facilmente dimostrabile: utilizzare medicine già in commercio non crea nuova sofferenza, non richiede la tortura e la morte di altri animali. Anzi, rifiutare oggi le cure esistenti, sarebbe come sputare in faccia a tutti gli esseri che abbiamo fatto soffrire e ucciso per ottenerle. Diversamente da quello che i ricercatori pro-sperimentazione animale credono, chi si batte per l’abolizione di questa pratica, non è necessariamente un fanatico irrazionale che si muove secondo logiche talebane e “brucia” la conoscenza prodotta con metodi che non condivide. Molto semplicemente, quello che è stato fatto fino ad oggi – con un metodo violento e inaccettabile – c’è, ed è un patrimonio prezioso, ma da domani tutte le nuove scoperte dovranno necessariamente passare per strade diverse. Strade nuove, che non prevedano tortura, sofferenza a morte.

Promuovere la libertà della ricerca scientifica, dovrebbe voler dire proprio questo – lottare per il superamento di metodi che danno la morte (ad animali non umani) in nome di un futuro presunto miglioramento della qualità della vita (di animali umani).

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