Tranquille mamme, la teoria del gender (se esiste) è della vostra parte


gender troubleTeoria del gender, tutti ne parlano, troppi la temono, molti la difendono, qualcuno la considera una ideologia e c’è pure chi dice che non esiste. Pochi, pochissimi, ne parlano con cognizione di causa. Volendo liquidare frettolosamente la questione, potremmo dire che ha ragione chi ne nega l’esistenza: l’espressione nasce infatti dalla maldestra fusione di Gender Studies e di Queer Theory.

Cos’è la queer theroy? È una “teoria” nata nell’ambito degli studi di genere e spiegare cosa dica esattamente non è semplice, anzitutto perché – a dispetto del nome – non si tratta di una vera e propria teoria – né tanto meno di una ideologia – quanto piuttosto di un insieme di ipotesi e spunti di riflessione su tutto ciò che riguarda la formazione delle identità di genere che, focalizzandosi sulle discrepanze tra sesso, genere e desiderio, rigettano ogni rigida categorizzazione degli individui in base alle abitudini sessuali e agli stili di vita.

Cosa spinge quindi cattolici e conservatori a lanciarsi in una crociata contro un filone di studi nato negli ambienti accademici anglosassoni negli anni ’70 e tutt’oggi poco conosciuto nei dipartimenti di sociologia e filosofia delle università italiane?

La risposta è semplice. Ipotizzare che l’identità di genere non sia biologicamente determinata, mette in discussione l’unico modello antropologico che l’umanità abbia mai conosciuto, ovvero quello del dominio dell’Uomo – dove per “Uomo” si intende il maschio-macho-eterosessuale – su qualsiasi altro individuo e fa crollare la pretesa naturalità dei ruoli di genere. E se i ruoli di genere sono socialmente imposti, liberarli significa sovvertire l’ordine simbolico e aprire a infinite possibilità di autodeterminazione.

Dovendo approfondire il caso, dalla fumosità concettuale di chi agita lo spauracchio del gender, pare abbastanza chiaro che questo sia stato plasmato a partire da una interpretazione fai-da-te della queer theory che si prestasse ad una strumentalizzazione politica volta a raccogliere consenso attorno ad una visione del mondo marcatamente tradizionalista, ovvero maschilista, omofoba e misogina.

Le prime avvisaglie della caccia alle streghe alle quale stiamo assistendo, si sono viste un anno e mezzo fa, in occasione della distribuzione nelle scuole veneziane di libri che illustravano famiglie diverse rispetto a quella considerata tradizionale. La promotrice dell’iniziativa, la consigliera comunale Camilla Seibezzi, fu attaccata e insultata a lungo ma il caso “gender” è scoppiato con forza a livello nazionale solo negli ultimi mesi, con la discussione sulla “Buona Scuola” del Governo Renzi. La riforma prevede infatti l’inserimento di programmi che mirano a superare i pregiudizi e le discriminazioni e a sradicare gli stereotipi e la violenza di genere, gettando le basi per una società inclusiva e capace di valorizzare le diversità. Le mamme preoccupate per la salute psichica delle loro bimbe e dei loro bimbi devono sapere che la prima diversità a dover essere valorizzata e liberata è quella femminile.

Dietro alla difesa della famiglia naturale e alla battaglia contro il riconoscimento dei diritti delle persone omosessuali, si cela la volontà di impedire ogni ulteriore emancipazione femminile, in una realtà – quella italiana – che vede la condizione sociale, economica e politica delle donne tristemente distante dagli standard europei.

Care mamme, l’unica cosa che le vostre figlie e i vostri figli rischiano di imparare dai nuovi e tiepidi programmi anti-discriminazione è un un briciolo di rispetto per il prossimo. E poi, state tranquille, la teoria del gender (se esiste) è dalla vostra parte.

Mattia Da Re

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