La “doppia tessera” non deve essere tollerata, deve essere incoraggiata!


giuseppe-civati-possibile

Perché non imboccare l’insolita strada della doppia tessera, al fine di superare il settarismo e gettare le basi per una piattaforma politica aperta a chiunque condivida gli obiettivi di Possibile?

L’avevo chiesto a Civati più o meno un mese fa, il 26 ottobre a Milano, in occasione di una bella “intervista collettiva” al leader (anche se lui non ama essere chiamato così!) di Possibile. La risposta fu di quelle un po’ furbette, Pippo mi liquidò dicendo che “noi la doppia tessera la potremmo pure fare, ma sono poi sono gli statuti degli altri partiti che non la consentono”.

L’ora era tarda, non ho avuto modo di replicare, ma sarebbero bastate poche parole:Se è vero che sono gli altri che non vogliono la doppia tessera, noi facciamo quello che dobbiamo fare e lasciamo che siano gli altri a cacciare i loro iscritti”. Non è necessario insomma citare il celebre motto di Gandhi per spiegare perché la risposta di Pippo non sia stata per nulla convincente.

Nella bozza di statuto si è optato per la solita formula che nega la possibilità di essere iscritti contemporaneamente a due partiti e, durante gli Stati Generali di Possibile, riunitisi il 21 novembre a Napoli, nessuno l’ha messa in discussione. Dopo pochi giorni, puntualmente, sono arrivate le espulsioni e non è difficile immaginare che ce ne saranno altre.

Leggendo i commenti sui social network, pare proprio che vada bene così, la doppia tessera sembra essere qualcosa di inconcepibile tra gli iscritti e i simpatizzanti di Possibile. Si chiede fedeltà al partito più che alle idee, perché si vogliono escludere tutte le persone che condividono le battaglie individuate da Possibile e provano a portarle avanti anche all’interno di altri partiti.

Molte e molti si chiedono come si possa sentire la necessità di iscriversi a Possibile se si è già “felicemente” iscritti ad altri partiti. Si chiedono come sia possibile riconoscersi in più soggetti politici; danno per scontato che per iscriversi ad un partito sia necessario non solo considerarne esaustivo il programma, ma anche condividerne ogni singola idea o campagna.

Insomma, nell’era delle identità multiple, della società liquida e della queer theory, si ha la pretesa che un partito rappresenti totalmente gli interessi, le inclinazioni e le sensibilità di una persona. Oggi però le occasioni di approfondimento che ognuno ha sono molte, gli stimoli sono potenzialmente infiniti e pochi accettano i “pacchetti completi”. Ognuno matura opinioni personali sui temi più svariati, ogni singola persona dovrebbe fondare un proprio partito per sentirsi totalmente rappresentata – non volendo considerare che capita spesso di non sentirsi rappresentati nemmeno da se stessi.

Un partito non è né una chiesa né un marito geloso e possessivo che vive con il terrore di essere tradito. Un partito è uno strumento di lotta politica che deve essere messo a disposizione di chiunque persegua uno o più degli obiettivi individuati da chi ne fa parte. Cosa significa una iscrizione, se non l’impegno a sostenere un progetto o una battaglia? Perché allontanare chi manifesta la volontà di impegnarsi – dedicando tempo, soldi ed energie – per conseguire obiettivi che ci stanno a cuore?

Se si teme che possano arrivare in massa iscritti ad altri partiti, con l’intento di snaturare il progetto di Possibile, ci si deve ricordare che sono le persone e le loro idee e fare la differenza: se Possibile prenderà strade diverse da quelle che ci hanno portati fino a qui, saremo noi i primi ad andarcene. E poi, viste le vicende politiche italiane degli ultimi decenni, che non sia il divieto della doppia tessera ad impedire il “mutamento genetico” di un partito, dovrebbe essere chiaro a tutti – soprattutto a quelli che, convinti di essere iscritti al Partito Democratico, si sono improvvisamente resi conto di essere iscritti al Partito della Nazione e se ne sono andati.

La doppia tessera è un valore aggiunto, rappresenta una occasione di condivisione e contaminazione, per questo invito le compagne e i compagni di Possibile a ripensarci, a modificare lo Statuto, superando il settarismo dei partiti tradizionali e creando un soggetto politico aperto e plurale, capace di accogliere chiunque manifesti il desiderio di costruire con noi una valida alternativa all’esistente.

Le proposte di modifica statutaria devono essere inoltrate entro il 15 dicembre e devono essere sottoscritte da almeno il 6% dei comitati, rappresentativi di almeno il 3% degli iscritti. Mettiamoci al lavoro!

Mattia Da Re

P.S. Lo confesso, mi autodenuncio, sono iscritto a Radicali Italiani e a Possibile. Consideratela una disobbedienza civile, espelletemi se lo ritenete opportuno – tenendo presente che condivido le linee guida del Patto Repubblicano e che negli ultimi anni mi sono battuto per molte delle battaglie che Possibile sta combattendo.

Una risposta a “La “doppia tessera” non deve essere tollerata, deve essere incoraggiata!

  1. Pingback: Possibile, doppia tessera ed espulsioni. Qualche precisazione | l'eretico·

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...