La cannabis terapeutica è una questione seria. Una testimonianza


cannabis terapeutica

Per chi ancora non lo avesse capito, la cannabis terapeutica è una questione seria. Come è tristemente noto, la Regione Veneto prevede la rimborsabilità dei farmaci cannabinoidi “esclusivamente per gli spasmi da lesione del midollo e solo dopo aver provato tutti gli altri possibili farmaci e solo su prescrizione di specialisti neurologi identificati”, negando di fatto l’accesso al farmaco a tutte quelle persone che non possono permettersi di pagarlo a caro prezzo. Il benessere del malato, di una persona che affronta una fase difficile della propria vita, viene calpestato dalla stupidità ideologica di chi teme che utilizzare la cannabis terapeutica voglia dire aprire alla cannabis per uso ludico (perché non sia mai che la libertà non faccia paura a qualcuno) e dal cinismo di chi lucra sulla salute e sulla sofferenza delle persone.

Mi occupo di cannabis terapeutica da anni, ne ho parlato parecchio anche durante la campagna elettorale per le elezioni regionali venete, ma in questo periodo, avendo vicino una persona malata, posso portare una testimonianza dei muri insormontabili – fatti di ignoranza, interessi economici e folle burocrazia – contro i quali un cittadino va a sbattere nel momento forse più delicato della propria esistenza.

Stiamo parlando di un malato di cancro al pancreas che si è curato con chemioterapia e radioterapia per circa due anni. Il dolore, durante la cura, è stato sempre trattato con oppioidi e, all’occorrenza, fiale di morfina, con tutti gli effetti collaterali del caso. Effetti collaterali non facili da gestire per una persona con uno stato di salute già gravemente compromesso. L’utilizzo di cannabis terapeutica, non è mai stato nemmeno ipotizzato dai medici che lo hanno in cura nel reparto di oncologia dell’ospedale di San Bonifacio (Verona).

Da qualche settimana, le cure sono state sospese e si procede con la terapia del dolore, aumentando i dosaggi di antidolorifici oppioidi e consigliando dosi importanti di morfina e accompagnando il tutto con ansiolitici per contrastare il comprensibile disagio psicologico che il malato sta affrontando. Nemmeno in questa fase, il ricorso a farmaci cannabinoidi è stato preso in considerazione.

Gli effetti collaterali di oppioidi e  morfina sono noti, in parole povere, anzi, poverissime, fanno “rallentare” l’organismo, causando, tra le altre cose, ritenzione idrica, gonfiore agli arti e all’addome, problemi circolatori e sofferenza degli organi vitali, facendo precipitare in tempi brevissimi il quadro clinico del malato e costringendolo ad un perenne stordimento che gli impedisce di svolgere le piccole attività di ogni giorno – come leggere un giornale o un libro, guardare la TV, parlare con parenti e amici, bere con piacere una tazza di tè – che sono spesso l’unica gratificazione per una persona gravemente malata. 

Eppure, nella nostra Regione, il dolore lo si tratta così, le massicce dosi di oppioidi e morfina vanno bene, mentre la cannabis terapeutica resta un tabu.

Mattia Da Re

P.S. segnalo che L’Altro Veneto. Ora Possiamo! ha lanciato da qualche settimana la campagna “Alleanza per la Salute” e sta raccogliendo firme per una petizione  rivolta alla Regione, chiedendo, tra le altre cose, l’abolizione di ogni restrizione burocratica alla prescrizione di farmaci (compresi quindi i farmaci cannabinoidi), terapie ed esami da parte dei medici. Invito tutte e tutti a firmare!

2 risposte a “La cannabis terapeutica è una questione seria. Una testimonianza

  1. Caro Mattia ho letto il tuo articolo e ti devo dare ragione , mio fratello ormai morto da una decina di anni aveva un cancro alla gola non potevano operarlo quindi sedute di radioterapia per sei mesi farmaci a base di oppiacei e morfina , già era magro , lo è diventato ancora di più aveva sollievo solo con la cannabis che amici ,tra cui mio figlio , rischiando gli procuravano allora riusciva a deglutire e mangiava , ho chiesto più volte l’uso della cannabis terapeutica ma mi hanno sempre risposto picche anzi siamo passati alla chemio terapia , che parole del dottore non sono altro che veleni che vengono iniettati in corpo e.non fanno distinzione tra organo sano o malato .a distanza di anni fa ancora più male sentire o leggere che non siamo progrediti per quanto riguarda l’uso della cannabis in ambito medico , si preferisce ancora trattarla come la peggiore delle droghe e sai perche ? Perché è più facile continuare a credere di essere nel giusto mentre è difficile ammettere di aver sbagliato

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...