Radicali a Milano. Ballottaggio, che fare?


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Rimandando analisi e considerazioni a dopo il 19 giugno, provo a spiegare perché ritengo che il sostegno a Beppe Sala sia la più auspicabile tra le possibilità che abbiamo di fronte.

Partendo dal presupposto che l’alterità radicale non è segno di equidistanza tra noi e i due poli e che la candidatura al di fuori delle coalizioni è nata per denunciare il boicottaggio dei referendum comunali propositivi di MilanoSìMuove e al tempo stesso per dare forza alle proposta politica radicale, penso sarebbe opportuno semplicemente continuare a seguire il nostro metodo, valutando ogni possibilità e optando laicamente per quella che meglio ci consentirebbe di perseguire i nostri obiettivi.

Se è vero che a Roma solo 2 elettori su 10 erano a conoscenza della presenza di una lista radicale, non abbiamo motivo di immaginare che a Milano la situazione fosse differente, per questo il risultato ottenuto, oltre a confermare una presenza radicale in città, rappresenta un importante riconoscimento del nostro operato.

Come capita in questi casi, la responsabilità politica ci spinge a dover scegliere il male minore, senza sottrarci a scelte apparentemente difficili. “Apparentemente” perché, chi come noi ha sempre dimostrato massima autonomia e libertà rispetto ai compagni di strada e massima fedeltà soltanto alle idee, non ha motivo di temere di restare imbrigliato in dinamiche poco edificanti. Non abbiamo nemmeno motivo di temere di non essere compresi da chi ci ha fatto fiducia al primo turno, perché i pochi che hanno avuto modo di conoscerci e che hanno deciso di votarci, hanno capito chi siamo e come ci muoviamo.

Penso sarebbe poco prudente non fare il possibile per evitare che la città finisca nelle mani di una coalizione come quella di Stefano Parisi, animata da personaggi che immaginano una comunità chiusa, una società egoista, dominata dalla paura verso ogni diversità e dall’indifferenza nei confronti delle difficoltà del prossimo. Una visione, spero, diametralmente opposta alla nostra. D’altra parte, l’apparentamento con il centrosinistra significherebbe riconoscere una consonanza tra noi e alcune parole chiave più volte evocate da Beppe Sala in campagna elettorale (innovazione, inclusione, legalità, trasparenza, partecipazione, sostenibilità) e sarebbe garanzia per la sua coalizione di avere qualcuno sempre pronto a vigilare sull’operato dell’eventuale futura maggioranza. Marco Cappato, negli ultimi 5 anni in Consiglio Comunale, ha fatto esattamente questo, votando sempre liberamente, non appiattendosi sulla maggioranza con la quale era stato eletto.

In conclusione, è disposto Beppe Sala a prendere l’impegno di sbloccare in tempi brevi la situazione e consentire alle cittadine e ai cittadini di esprimersi sui 4 quesiti referendari di MilanoSìMuove? Se sì, non abbiamo motivi per non sostenerlo anche formalmente (“aiutandolo” successivamente a mantenere l’impegno preso).

Mattia Da Re
Segretario di Parte in Causa – Associazione Radicale Antispecista

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