La spesa domenicale di Gianni Morandi e i diritti dei lavoratori. Chi s’è incazzato, non ha capito un cazzo


14355648_10155439995358438_8967975886570743841_nInsultare Gianni Morandi perché ha fatto la spesa di domenica è ridicolo e stupido – oltre che inutile, visto che non aiuta in alcun modo i “poveri commessi” costretti (?) a lavorare nei giorni festivi.

È fin troppo banale ricordare che ci sono milioni di persone che da sempre lavorano anche durante le feste e, se così non fosse, noi troveremmo spesso e volentieri gli ospedali chiusi – giusto per fare un esempio che dovrebbe stare a cuore più o meno a tutti. Quindi, quando vi incazzate perché la domenica i negozi sono aperti, non fatene una questione di “diritti dei lavoratori”. Vi incazzate piuttosto perché siete frustrati, ma soprattutto perché siete profondamente legati ad un modello di società dove l’individuo non conta un cazzo e sono lo Stato e la Chiesa a dettare i tempi di vita, di lavoro, di gioco, di sonno e di veglia e di qualsiasi attività umana.

Essere liberi, vuol dire pure avere la libertà di non dover aspettare che siano le Istituzioni (o ancor peggio le sette religiose) a dirci quando è o non è festa. È sacrosanto che i negozi possano aprire quando lo ritengono più opportuno ed è altrettanto sacrosanto che i lavoratori e le lavoratrici ricevano un compenso da loro considerato equo per le ore che dedicano al lavoro – sottraendole alle propria vita, ai propri affetti e alle proprie passioni.

È necessario battersi per questo, ma devono essere per primi i diretti interessati a lottare, non accettando contratti di merda e smettendo di essere complici di chi li sfrutta, con la scusa che “tanto se non lo accetto io, ci sarà qualcuno che lo accetta”, perché il proverbiale “qualcuno che lo accetta” è ognuno di loro, anzi, ognuno di noi, nessuno escluso. Per porre fine allo sfruttamento, non dobbiamo aspirare alla proibizione delle aperture domenicali, limitando la libertà dei proprietari dei negozi e dei potenziali clienti, dobbiamo piuttosto disinnescare la guerra tra poveri e costruire le basi per una solida collaborazione di tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici.

Ogni lavoratore è un potenziale rivoluzionario – o uno schiavo certo. Può decidere di essere parte del sistema dal quale è oppresso, oppure opporvisi con le sue azioni, con il suo esempio, convincendo altre e altri a smettere di essere quel “qualcuno che lo accetta”, liberandosi e divenendo padrone del proprio tempo e della propria vita.

Smettiamola quindi di “santificare le feste”, facciamo le spesa di domenica, se ci piace e lottiamo per i diritti e le libertà dei lavoratori e della lavoratrici…ogni giorno.

Mattia Da Re

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