Animalismo, una occasione per ritrovare l’umanità smarrita


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Negli ultimi giorni, dopo la presentazione del Movimento Animalista lanciato da Michela Vittoria Brambilla con la benedizione di Silvio Berlusconi, che ha addirittura assicurato il sostegno di Forza Italia alle proposte del nascente movimento, molti si chiedono se l’animalismo sia di destra o di sinistra.

La domanda può sembrare banale, ma cercare di collocare politicamente, secondo gli antichi schemi, le nuove tendenze è abbastanza naturale. L’animalismo è sempre stato accostato all’ambientalismo, l’attenzione per gli altri animali, per gli animali non umani, è sempre stata considerata parte della più generale attenzione per l’ambiente, secondo un’ottica antropocentrica secondo la quale da una parte c’è l’Uomo, dall’altra “tutto il resto”. Allo stesso tempo, il sentire comune ha sempre accostato l’ambientalismo alla sinistra, anche se spesso, in particolar modo in passato, si è contrapposto alla sinistra classica, socialista e marxista, troppo attaccata alla crescita economica a tutti i costi, fino al punto di rinunciare alla critica dello sfruttamento dissennato delle risorse naturali e di far passare in secondo piano la tutela dell’ambiente. Con l’emancipazione della sinistra dal produttivismo e attraverso la sua costante contaminazione con le tematiche verdi, si è diffusa in ambito progressista una coscienza ecologico-animalista che ha spinto molti progressisti a battersi, per esempio, contro gli allevamenti intensivi, in nome non solo del benessere degli animali, ma anche perché questi lager rappresentano una delle più importanti fonti di inquinamento ambientale. Per queste ragioni, anche il semplice animalismo, nonostante le maggiori associazioni animaliste si siano sempre dichiarate apartitiche, viene quasi sempre accostato al variegato mondo della “sinistra”. E c’è di più, effettivamente, nonostante l’ambiente sia fondamentale per tutti gli esseri umani, indipendentemente dal colore politico, capita ancora oggi che le parole d’ordine dell’ecologia non siano patrimonio comune di tutte le parti politiche. Ecco quindi che, visto che l’animalismo è spesso considerata una emanazione dell’ambientalismo e l’attenzione per l’ambiente è scarsa nel campo di destra, le istanze animaliste vengono considerate di sinistra.

Eppure una forma generica di amore per gli animali, l’empatia verso esseri senzienti sostanzialmente indifesi come gli animali da compagnia o per tutti quegli animali uccisi per produrre beni considerati superflui come le pellicce, è trasversale e travalica i confini tradizionali delle categorie politiche.

Se spesso però nel campo del centrosinistra la sensibilità verso gli animali è accompagnata da una riflessione profonda – anche se non necessariamente radicalmente critica – sul ruolo degli esseri umani rispetto all’ambiente, nel campo del centrodestra l’attenzione verso gli animali raramente è segno di una visione d’insieme ed è più spesso dovuta ad una forte empatia verso animali ai quali viene riconosciuta maggiore vicinanza all’umano – o perché sono animali da compagnia, o perché, come gli agnellini, si presentano come docili e indifesi: non è un caso se, per esempio, la battaglia contro Green Hill è stata sposata trasversalmente e quando invece a finire nelle mani dei vivisettori non sono cagnolini ma topi, allora sono molte meno le persone disposte a lottare.

Tutto si gioca insomma sull’empatia e proprio per questo molti attivisti animalisti appartenenti a storiche associazioni che si battono per la liberazione animale, si chiedono se le azioni del neonato Movimento Animalista mireranno solo al benessere degli animali da compagnia e di poche altre specie (per esempio quelle sfruttate nei circhi o uccise per fare pellicce) o se cercheranno di colpire più in generale lo sfruttamento animale, a partire dagli animali che vengono uccisi per l’alimentazione umana.

In ogni caso, il fatto che ci si muova a partire dalla “semplice” empatia, non toglie nulla alla buona fede che spinge donne e uomini – a dire il vero più donne che uomini – che si riconoscono nel centrodestra ad impegnarsi per la causa animalista, anche perché attivarsi spinge ad approfondire le proprie conoscenze e ad ampliare i propri orizzonti. Forse potrebbe essere proprio l’animalismo a far recuperare un po’ di umanità che a volte sembra essersi smarrita in ambienti politici dove spesso manca l’empatia anche verso esseri umani che attraversano il mediterraneo in cerca di un piatto di riso, di un tetto sopra la testa e magari di un lavoro dignitoso.

In una società che, al di là delle belle parole, è ben poco interessata al benessere degli animali, umani compresi, non può che essere considerata positiva ogni iniziativa animalista che, se pur non rivoluzionaria, può essere utile a far maturare nelle coscienze individuali, nell’opinione pubblica e nella politica, una visione d’insieme più ampia e più profonda, senza la quale difficilmente l’umanità potrà costruire una società nuova e radicalmente nonviolenta.

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